Replica alla Lega Nazionale per la difesa del cane

Il progetto Life Ibriwolf replica alle critiche ed accuse della Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC) lanciate attraverso gli organi d’informazione.

Trasparenza gestionale, partecipazione dei portatori d’interesse, attenzione verso il benessere degli animali e applicazione delle migliori pratiche per il raggiungimento della mission di progetto (riduzione della perdita del patrimonio genetico del lupo in Italia centrale)  hanno sin dall’inizio caratterizzato questa iniziativa messa in campo dai partner (Università La Sapienza di Roma, Parco Regionale della Maremma, WWF Italia, Unione dei Comuni Montani Monte Amiata e Provincia di Grosseto nel ruolo di capofila). 

Sulle questioni specifiche messe in discussione dalla LNDC (il progetto è troppo costoso e si nutrono dubbi sul rispetto del benessere degli animali) il progetto Ibriwolf sente la necessità di fare chiarezza, stante anche le imprecisioni presenti nel comunicato stampa dell’associazione animalista.

Sui costi del Progetto preme dire innanzitutto che la spesa è stata autorizzata dalla Direzione Ambiente della Ue, che opera con funzionari esperti in materia, attraverso lo strumento Life, dedicato solo a progetti d’intervento attivo a favore della conservazione di specie e habitat protetti. La struttura comunitaria ne ha valutato la congruità, in fase di ammissione delle spese, e verificherà, al termine del progetto, la rendicontazione tecnica e finanziaria, determinando il computo definitivo del contributo spettante ai partner. 

La Regione Toscana indennizza danni diretti, danni indiretti e danni indotti per animali allevati che siano stati uccisi o gravemente feriti a seguito dell’evento predatorio di canidi in generale. Non solo di lupi come affermato erroneamente dalla LNDC. Ibriwolf si rivolge anche al mondo degli allevatori perchè possessori di cani che potrebbero accoppiarsi con i lupi se gestiti male e perché la loro attività è particolarmente colpita da attacchi agli animali domestici da parte di altri cani e ibridi, oltre che di lupi, ai quali viene spesso addossata ingiustamente la colpa delle predazioni. Tale stato delle cose può fare crescere il livello del bracconaggio a danno dei lupi, una minaccia che il progetto, anche se indirettamente, ha tentato di contrastare. 

La rimozione degli ibridi e dei cani vaganti da due aree pilota (Parco della Maremma e Monte Amiata) non è l’unica finalità di Ibriwolf, come afferma l’LNDC, ma solo uno degli otto obiettivi  che declinano lo scopo del progetto. Gli altri sette obiettivi sono:

    diminuire la presenza di cani randagi attraverso la loro rimozione ove possibile e la sterilizzazione di tutti gli individui catturati, stimolando l'applicazione delle leggi vigenti;
    aumentare nella popolazione locale la consapevolezza sulla minaccia rappresentata dai cani vaganti, che possono produrre  ibridi, per la conservazione del  lupo e per la fauna selvatica in generale;
    creare una rete di soggetti interessati a contribuire allo sviluppo delle migliori soluzioni per definire e gestire il fenomeno dell’ibridazione nel lungo periodo;
    sviluppare e mantenere una banca dati per la registrazione delle osservazioni e presenze di ibridi per le attività di gestione;
    sviluppare linee guida per la gestione di ibridi lupo-cane, previa ampia consultazione con i gruppi di interesse;
    costituire aree in cui gli ibridi possono essere tenuti in cattività, nel pieno rispetto dei principi di benessere animale, e visitati a fini della sensibilizzazione del pubblico;
    creare una rete di amministrazioni pubbliche i cui territori sono caratterizzati dalla presenza di ibridi per stimolare l’applicazione delle pratiche che hanno già avuto successo e il miglioramento delle attività sperimentali attuati dal progetto Ibriwolf.

Ibriwolf agisce coerentemente con i contenuti del piano d'azione per la gestione del lupo in Europa e in linea con il piano di gestione del lupo italiano già pubblicato da ISPRA nel 2005. Le catture degli ibridi sono autorizzate dal Ministero dell’Ambiente con il parere favorevole dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Quelli mantenuti in cattività sono gestiti da personale altamente specializzato e ospitati in strutture idonee a garantire il loro benessere.

E’ innegabile il fatto che il progetto abbia compiuto  sforzi notevoli soprattutto per cercare di ridurre il fenomeno del vagantismo canino sia attraverso lo sviluppo, promozione ed implementazione di un Piano Provinciale per la Riduzione del Randagismo (unico in Italia per l’innovativo metodo di formazione che ha visto la partecipazione alla sua stesura di tutti i gruppi d’interesse che si sono confrontati per due anni sulle possibili soluzioni), sia attraverso attività di sensibilizzazione e responsabilizzazione dei possessori di cani con eventi nelle piazze, iniziative didattiche, uno spot televisivo, visite nelle aziende zootecniche ed altro.

Gli esperti del progetto hanno effettuato nell’arco di tre anni quindici sessioni di cattura di ibridi. La presenza di attività umane legate spesso alla presenza di cani (caccia, turismo) ha limitato notevolmente le attività di cattura sia temporalmente che spazialmente, proprio per minimizzare eventuali catture indesiderate di cani di proprietà. Cinque individui sono stati catturati e rilasciati perché evidentemente lupi  o perché i risultati delle analisi genetiche non  hanno fornito elementi sufficienti per definirli ibridi, oltre il recupero di un cane da caccia smarrito che è stato restituito al proprietario. In questo momento il progetto mantiene 8 individui: un ibrido femmina adulta, sei giovani di sei mesi della cucciolata proveniente da un’area compresa tra Grosseto e Siena e infine un maschio pervenuto in stato comatoso per avvelenamento ad Ottobre da Cecina e ora, dopo cure intensive, in via di lenta guarigione. Tutte le sessioni di cattura sono documentate e i resoconti sono accessibili tramite il sito web del progetto.

La cucciolata di ibridi prelevata a maggio al confine tra la Provincia di Grosseto e Siena di quest’anno ha ricevuto tutte le cure necessarie sin dal primo momento da personale esperto. La morte di quattro individui su dieci nei primi giorni di vita è un fenomeno naturale poichè la mortalità dei cuccioli di lupo cresciuti dalla madre in natura si aggira intorno al 40-60%. Le carcasse dei cuccioli deceduti sono conservate presso il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" dell’Università Sapienza di Roma in stato di congelamento e sono disponibili relazioni veterinarie redatte periodicamente dai medici che li hanno avuti in cura fino al loro decesso.

Infine, lo staff del progetto respinge con forza l’accusa di indifferenza verso la sorte degli ibridi mossa dalla LNDC, potendo dimostrare senza problemi l’attenzione messa in opera durante le sessioni di cattura, sia rispetto alle modalità che agli strumenti di cattura scelti, sia nel mantenimento degli ibridi trattenuti in cattività presso il CRASM di Semproniano. 

 
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