Minacce

1. Perdita dell’identità genetica del lupo
L’ibridazione antropogenica, con e senza introgressione, può rappresentare in determinate condizioni una seria minaccia per l’integrità genomica di specie animali e vegetali. Nonostante ciò, l’ibridazione antropogenica continua ad essere un fattore di minaccia spesso sottovalutato nei contesti di conservazione, probabilmente come conseguenza sia della complessità etica e legale che caratterizza il problema che, soprattutto, delle difficoltà tecniche nel riconoscere gli individui ibridi all’interno delle popolazioni parentali e nel quantificarne il livello di introgressione. Rispetto alle più tradizionali analisi morfologiche, le tecniche di genetica molecolare, ed in particolare l’individuazione di marcatori genetici diagnostici biparentali, ha recentemente portato a notevoli progressi e ad una maggiore oggettività nello studio dei casi di ibridazione. Laddove l’approccio tradizionale essenzialmente basato sull’analisi dei caratteri fenotipici (morfologici, comportamentali, ecologici) soffre di problemi intrinseci (fenotipi standard di riferimento, variabilità individuale, polimorfismi) ed applicativi (elevata soggettività di valutazione, influenza dell’ideale estetico di “purezza”), l’analisi di marcatori genetici permette potenzialmente la tracciabilità più diretta, e quindi oggettiva e quantificabile, delle differenze ereditabili che caratterizzano gli individui ibridi rispetto alle popolazioni parentali. Tutti i più recenti sviluppi della ricerca nel campo della genetica molecolare hanno permesso i rilevare che l’ibridazione tra specie animali è un fenomeno molto diffuso ed in rapida crescita. Questo andamento è collegato sia all’introduzione di specie alloctone da parte dell’uomo, sia alla crescente diffusione negli ambienti naturali e semi-naturali di forme domestiche, interfeconde con le specie selvatiche da cui sono state selezionate. L’aumento del tasso di ibridazione antropogenica rappresenta una grave minaccia per la biodiversità poiché comporta rischi di estinzione per molte specie selvatiche, e provoca, in molti casi, la perdita irrimediabile di adattamenti acquisiti nel corso di milioni di anni attraverso la selezione naturale. Uno dei principali fattori di minaccia per la conservazione del lupo nel nostro Paese è rappresentato proprio dall’ibridazione con il cane domestico. La ibridazione pone sfide molto importanti alla conservazione: è difficile da evidenziare e spesso è possibile trovarne evidenze sicure solo quando si è già diffusa molto; è difficile da controllare quando la fonte della potenziale ibridazione è molto ricca, come nel caso di cani randagi; è molto difficile da gestire perché coinvolge aspetti normativi, etici e tecnici complessi. Ma è di estrema importanza poiché comporta la perdita definitiva e irreversibile della specie oggetto di conservazione, nel nostro caso il lupo. In questo progetto si intende definire tutto il complesso delle tecniche di rilevamento della ibridazione, la sua definizione normativa e la messa a punto di un modello di azione concertata per il controllo del fenomeno.
 
2. Percezione dell’impatto del lupo non rispondente alla realtà da parte delle popolazioni locali
La presenza di ibridi in una popolazione naturale di lupo, se difficile da rilevare per i tecnici, è decisamente difficile da accettare per le popolazioni locali. Tutta la responsabilità di eventuali conflitti ricade quindi sul lupo e si moltiplicano le pressioni per la sua eliminazione o contenimento numerico. Gli ibridi, spesso molto più simili a cani che non a lupi, godono inoltre di un naturale vantaggio quando si avvicinano ad insediamenti urbani e non vengono perseguiti come potenziali cause di danno al bestiame. In questo progetto verrà dimostrata la reale dimensione del fenomeno attraverso la cattura degli ibridi, la produzione di incontestabili dati scientifici e la produzione di rapporti tecnici che costituiranno la base delle azioni di controllo degli ibridi e conservazione dei lupi.
 
3. Assenza di politiche gestionali adeguate
Ad oggi, gli ibridi tra cane e lupo (ma anche tra gatto selvatico e domestico) non sono riconosciuti in alcuna normativa nazionale né comunitaria. Non esistono per la legge e la loro gestione cade in un pericolosissimo vuoto legislativo. Tecnicamente non sono fauna selvatica e non dovrebbero essere sottoposti alla legge 157/92, e i loro danni al bestiame non dovrebbero rientrare nelle leggi regionali di indennizzo. D’altra parte non sono nemmeno cani e non dovrebbero rientrare nella importante legge 281/91 che prevede la tutela del cane randagio e impone norme precise per il trattamento dei cani vaganti e randagi (rimozione in recinti appositi a seconda della disponibilità). Gli ibridi, in sostanza, sono in un terreno normativo sconosciuto e per questo motivo gran parte delle amministrazioni sono prive di sostegno per attuare una politica di gestione. Inoltre, molte amministrazioni, da quella nazionale a quelle locali, si sono fatte scudo della incertezza normativa per evitare di prendere posizioni precise sulla materia e mettere in atto programmi di gestione che, dovendo necessariamente contemplare anche la rimozione di animali dal territorio, suscitano complessi problemi etici e la opposizione dei gruppi animalisti. Questo progetto intende quindi sollevare il problema e proporre la soluzione razionale di una rimozione degli ibridi dall’ambiente naturale per un ricovero in strutture ricettive adeguate, alla stessa stregua dei cani randagi. Dimostrando la fattibilità della operazione sul piano tecnico e normativo, il progetto intende indicare una via precisa a tutte le amministrazioni locali e nazionali.

 
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